Celebrazione della Veglia Pasquale in Cattedrale

“Camminiamo in questa vita nuova che è il Cisto risorto, il vivente. Ed in questa vita nuova camminiamo insieme con gioia grande, con coraggio, con fiducia”. Questo l’auspicio del vescovo, monsignor Giuseppe Schillaci, per i fedeli presenti alla Veglia Pasquale officiata in Cattedrale, per la comunità ecclesiale, per la Chiesa tutta che è in Lamezia Terme.


“Questa – ha aggiunto monsignor Schillaci -, come l’ha definita Sant’Agostino, è ‘la madre di tutte le veglie’ e questa è la notte in cui Cristo dal Sepolcro risorge glorioso e vincente. Il Risorto è colui che ha vinto la morte. Il Signore ci tira fuori da noi stessi, anche da questa dimensione, dalle nostre angosce, dalle nostre tante paure. Il Risorto dissipa l’odio, promuove la concordia, la pace. Lui ci dà la pace, non come ce la dà il mondo. Vi invito ad immergerci tutti quanti in Lui, Lui che è acqua viva. Riscopriamo sempre di più il nostro battesimo. Cristo Risorto è per noi luce. E luce è la prima parola di Dio nella creazione: ‘Disse sia la luce e la luce fu’. Quasi una identificazione tra Parola e Luce. E noi abbiamo bisogno di essere illuminati, nutriti, alimentati, accompagnati”.
Le donne che, recatesi al Sepolcro lo trovarono vuoto e portarono l’annuncio della resurrezione, “il nuovo annuncio che loro sono chiamate a consegnare agli altri, sono le apostole degli apostoli. Sono loro – ha proseguito il Vescovo – che vanno a dire quello che gli apostoli dovranno annunciare nei secoli: Cristo non è qui, è risorto. Qui comincia la missione della Chiesa. Qui tutti noi possiamo ripartire e ripartire da questo coinvolgente, straordinario annuncio: È risorto. ‘Non può stare tra i morti colui che è vivo’. Quante cose devono ancora morire nella nostra vita? Quante cose devono ancora morire nella nostra prassi ecclesiale ed anche nella nostra pastorale? Quante cose che non profumano più di Cristo e di Vangelo? Avviamo processi di vita. Ridiamo speranza a tutti. Ha ragione papa Francesco quando dice: ‘non cristallizziamoci’. Troviamo percorsi. Spezziamo le catene dell’ineluttabile. Nell’Evangelii Gaudium, poi, dice che spesso noi cristiani siamo prigionieri del ‘si è sempre fatto così’. Ma non possiamo rimanere nel ‘si è sempre fatto così’. Nel futuro osiamo. Ridiamo speranza agli uomini del nostro tempo, ai nostri giovani. Ridiamo speranza a tutti. Avviamo processi di vita”.