Oggigiorno viviamo in un mondo che ci vuole veloci, furbi e che prova ad imporre a noi giovani la cultura della performance e della produttività. In questo scenario, la dimensione interiore non è contemplata, la relazione con l’altro non è necessaria e la preparazione al futuro si riduce alla sola acquisizione di competenze tecniche da incasellare in curriculum vitae sterili.
In quest’orizzonte si posiziona il Progetto Policoro.
Per chi non lo conoscesse, si tratta di un progetto della Cei (Conferenza Episcopale Italiana), fondato da don Mario Operti, che da ormai 30 anni cerca di cambiare il paradigma del mondo del lavoro, rivoluzionando le classiche basi su cui si fonda. Il Policoro è un progetto che unisce i tre uffici diocesani – Caritas, Pastorale Sociale e del Lavoro e Pastorale Giovanile – per promuovere una cultura del lavoro che sia solidale, etica e sostenibile, basata sui principi della Dottrina Sociale della Chiesa.

Spesso, il Policoro interviene dove è necessario ricostruire un senso di possibilità, superare la rassegnazione e riscoprire il valore profondo della propria persona, insegnando un metodo di vita. Invitando i giovani a investire sui propri talenti con coraggio, a coltivare i propri sogni, a curare la propria dimensione umana e intima non avendo paura di abitare le proprie fragilità, e i luoghi che li circondano con senso, avviando così processi di cambiamento nella propria comunità.

Proprio in questi passaggi fondamentali si colloca la figura del Sacerdote.

Il Progetto Policoro in ogni Diocesi è composto da un’Équipe che vede, accanto all’Animatore di Comunità (un giovane laico che, formatosi, aiuta altri giovani a trovare la loro strada), la figura del Don come sostegno essenziale. Il sacerdote non è un mero supervisore, ma l’accompagnatore che aiuta il discernimento in maniera silenziosa e costante. La sua presenza è fondamentale, mai invadente ma sempre centrata, ed è declinata in tutti i modi e in tutti i mondi che il progetto abbraccia: è supporto per i giovani che si incontrano durante l’anno pastorale, negli incontri, nelle scuole, negli eventi o allo sportello, ed è punto di riferimento e confronto per l’Animatore di Comunità stesso, che scontrandosi con la realtà avvolte schietta e dura ha bisogno di relazione e guida. Una figura non solo di confronto, ma anche di ascolto, supporto, sospensione del giudizio e se serve conforto proprio perché spesso noi giovani ci troviamo provi di bussola sia spirituale e materiale e uno degli obiettivi del Progetto Policoro è proprio l’accompagnamento.

È sempre di sprono; un connettore che aiuta a comprendere le Scritture e ad abitare, con Fede e coraggio, i nostri tempi e i nostri limiti.

L’importanza che diamo a questi accompagnatori è, in definitiva, la stessa importanza che diamo alla nostra capacità, come Chiesa, di trasformare l’annuncio in azione e la speranza in “Gesti Concreti”.

Donatella Lucia, Animatrice di Comunità del Progetto Policoro

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