L’Italia è un paese estremamente anziano, forse è il paese più vecchio d’Europa. Si registra un progressivo invecchiamento della popolazione cui fa riscontro un costante calo delle nascite. L’invecchiamento, pertanto, è diventato un problema sociale: la durata della vita si allunga, le malattie si cronicizzano e, grazie ai farmaci salvavita ed altri sussidi, si vive più a lungo e spesso anche bene.

Ma, nonostante le condizioni di vita piuttosto confortevoli, il problema di fondo che riguarda l’anziano è la solitudine: un numero crescente di anziani, spesso donne, vive da solo, il che fa aumentare la necessità di strutture di supporto per far fronte al problema. Cresce parimenti il bisogno di assistenza sia per quelli non autosufficienti che per quelli autosufficienti che hanno la necessità di sentirsi ancora utili e vivi e che cercano socializzazione per non cadere nell’isolamento, nella depressione e nel declino cognitivo. La solitudine degli anziani diventa così un problema reale, capace di influenzare l’amore, la memoria, la qualità della vita.

Il problema, entro certi limiti, viene affrontato grazie alla creazione di centri per anziani, ad iniziative di supporto atte a stimolare la mente e mantenere il benessere fisico e mentale. Sono sempre più numerose le case di riposo, le Rsa, le strutture sanitarie per anziani dove la socializzazione è parte integrante del percorso di cura e rappresenta una fonte preziosa di energia, serenità e motivazione per gli ospiti della struttura stessa.

Un ruolo importantissimo è svolto dal volontariato. Esso, dove è attivo, è estremamente benefico, contrasta la solitudine offre un senso di umiltà e senso nella vita e permette di mettere a frutto saggezza ed esperienze accumulate. L’anziano in tal modo diventerà una risorsa attiva per la comunità trasmettendo ciò che è stata la propria vita, i propri ricordi, la propria cultura, le proprie maniere di fare.

Anche la Chiesa come comunità cristiana si sente chiamata ad onorare la presenza degli anziani, a riscoprire il valore della loro parola, a farli sentire utili, talvolta anche necessari ed indispensabili.

Nell’ambito delle parrocchie che si prendono cura degli anziani si colloca la parrocchia di santa Maria Maggiore di Lamezia Terme guidata dal parroco, don Leonardo Diaco.

Essa, da anni, si prende cura del cosiddetto gruppo della terza età, costituito da una trentina di elementi (tra cui diversi ottuagenari) molto affiatati tra loro, gioiosi, armoniosi, animati dal vivo desiderio di vedersi e di incontrarsi per ascoltare una breve conversazione guidata da una Suora o da una anziana componente del gruppo a cui segue un breve dibattito, un intervento personale, uno spazio dove ognuno può esprimere il proprio modo di sentire e scambiarsi il proprio punto di vista.

L’incontro si svolge settimanalmente, ma sono numerose le attività in cui la terza età è impegnata, quali la preparazione del grano da semina, i vasi che orneranno l’altare della Reposizione, i fascetti di ulivo per la domenica delle palme, i sacchetti contenenti i petali di rosa benedetti per la festa di Santa Rita, Patrona della Parrocchia.

Tutto questo si svolge in un clima grazioso di collaborazione e condivisione talvolta anche e insieme ad alcuni giovani della Parrocchia il che giova certo allo spirito e alla mente sempre nell’ottica di sentirsi utili ed ancora in grado di donare qualcosa, nonostante i limiti dell’età e le sue fragilità.

Oltre a questo, la terza età assicura la propria presenza durante le giornate di adorazione dei primi venerdì del mese grazie a dei turni precedentemente concordati che ognuno di adopera a rispettare. Sono pure numerosi gli anziani che partecipano alla recita del santissimo Rosario e alla messa vespertina di ogni sera il che contribuisce a far sentire la chiesa viva, partecipata ed accogliente.

Non mancano, fra le attività, vari momenti di aggregazione e condivisione per festeggiare le ricorrenze più significative dell’anno, ricorrenze nelle quali si partecipa numerosi con gioia, dove ognuno si sente coinvolto, libero di esprimersi e raccontarsi all’interno del gruppo.

Il tutto avviene sotto la guida costante e vigile del parroco che fa sentire la sua amorevole presenza, la sua vicinanza ai problemi di ognuno, la sua disponibilità, la sua parola confortante ed illuminate.

Tutto questo ed altro lascia intendere quanto sia importante prendersi cura dell’anziano, del suo benessere psicofisico, della sua presenza all’interno della comunità e inoltre dimostra che l’entusiasmo è ancora in grado dare quel che rimane della propria vitalità, della propria gioia, della propria gratitudine al Signore.

Il Vangelo ci insegna che nessuno è inutile nella Chiesa: “ogni vita è preziosa, ogni persona ha un ruolo nel Corpo di Cristo” (testo pastorale dedicato agli anziani nella comunità cristiana).

 

 

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