“Chiedo che per tutta la Chiesa di Lamezia Terme possa realizzarsi questo grande mistero dell’amore di Dio: ognuno di noi, facendo la propria parte, con passione e impegno, nonostante le nostre fragilità e dentro i nostri stessi limiti, possa dire di aver contribuito a rendere l’umanità più unita, a offrire al mondo il volto bello della comunione di coloro che, in Dio, si amano.” Sono le parole pronunciate dal vescovo di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, a conclusione della processione diocesana del Corpus Domini che, dopo la concelebrazione eucaristica in Cattedrale, ha raggiunto il santuario di S. Antonio di Padova, con il clero diocesano e religioso, le rappresentanze delle aggregazioni laicali diocesane, le persone ammalate accompagnate dai volontari Unitalsi.

Proprio a loro si è rivolto da subito il vescovo di Lamezia, prima della benedizione eucaristica, ricordando come “noi siamo chiamati a guardare verso la città, verso il nostro territorio, con gli occhi dei nostri fratelli ammalati. Sono gli occhi del Crocifisso che guarda un’ umanità nella sofferenza, lo sguardo appassionato dell’amore di Dio, uno sguardo in cui vi è la speranza nella redenzione. Tutto questo è la celebrazione dell’Eucaristia: il memoriale della nostra salvezza, del dono della vita del Figlio come manifestazione dell’amore del Padre affinché la vita e la gioia possano riempire l’esistenza dei credenti e di tutti gli uomini”.

“Voglio testimoniare il mio ringraziamento al Signore e chiedo a Lui di dare a noi la forza che viene dal Pane della Vita, la passione che viene dal Sangue della salvezza, perché la nostra esistenza, nutrita dalla Parola e dal Pane di Vita, possa essere spesa per il bene dell’umanità – ha concluso monsignor Parisi – Penso a quello che porteremo con noi quando non saremo più su questa terra: non a quello che lasceremo, ma a quello che porteremo. Noi porteremo l’amore che avremo costruito, che avremo donato, quell’amore che, attraversando la nostra vita, saremo riusciti a comunicare agli altri. Porteremo con noi i segni eucaristici della nostra vita, i segni della donazione totale della nostra esistenza agli altri e, attraverso gli altri, al Signore”.

La celebrazione si è conclusa con la benedizione eucaristica sul sagrato del Santuario.

S.D.